NAQUALE ’08

gennaio 28, 2009

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Oggi la società postmoderna si trova a doversi confrontare con dei processi comunicativi operati dalle maggiori marche, attraverso i media e i suoi luoghi mediatizzati, che concorrono ad aumentare i consumi e ad alimentare un sistema che, secondo i maggiori gruppi di critica, spinge inconsapevolmente alla logica del “produci, consuma, crepa” (cit. CCCP). Se qualcuno oggi si chiedesse come viene “formata” la nostra società, potrebbe osservare che le persone vengono istruite per creare dei soggetti-consumatori e non dei soggetti-consapevoli. Il consumo alimenta il processo d’espansione di quelle poche marche elette dalla stessa società consumatrice, processo che diventa inarrestabile inevitabilmente, come dimostrato dai sistemi WTA (winner-take-all-society). Ci troviamo dunque ad assistere a dei bombardamenti mediatici che spingono ad un consumo irresponsabile,soprattutto in questo periodo di crisi: i premier politici non fanno altro che sottolineare la questione e spingono al consumo, ritenendo che solo attraverso questo ci si possa salvare da una crisi che non sembra avere più fine. In realtà, la regressione in atto in tutto il mondo ha a monte dei processi ben più complicati di una semplice riduzione dei consumi. E’ ovvio che non investendo i risparmi, la poca circolazione di moneta non fa che peggiorare la situazione, ma non sono i piccoli e medi risparmiatori i protagonisti di questo discorso. Le grandi marche e il sistema che investe sui processi di consumo interviene al di là della crisi. Attraverso la trappola del consumo, si viene spinti in un circolo irresponsabile che va solo a peggiorare situazioni molto più importanti da un punto di vista e da una prospettiva più larga. La maggior parte delle marche ha attuato un processo di creazione di prodotti specializzati (Semprini – La marca post-moderna), un mondo di prodotti e sub-prodotti specializzati per le molteplici richieste e bisogni di una società incontentabile. Il problema sta nel fatto che tutti questi prodotti, oltre che produrre un “alleggerimento” del portafoglio dei piccoli e medi consumatori, nella maggior parte dei casi non tiene in considerazione regole sul risparmio delle materie prime e sul riciclo di queste ultime, oltre ai consumi durante il processo di industrializzazione e produzione. Solo ultimamente pochissime società (Yamamay – 2008 – Use Jute) cercano di sensibilizzare i consumatori e indirizzarli verso un consumo responsabile, un consumo che tenga conto dell’utilizzo delle materie prime nella catena di prodotti. (rispetto dei diritti dei lavoratori, sfruttamento) Questo però è un modello di sensibilizzazione non diffuso e poco incisivo, che tende ad essere riutilizzato come allargamento del target ad una parte di consumatori più responsabili. In generale non c’è una coscienza sui processi di produzione e di consumo che permetta una critica costruttiva e soprattutto che dia spazio ad alternative valide che affrontano realmente discorsi di risparmio, riciclo e riutilizzo di materie prime. Tutto questo viene sottolineato in un periodo particolare, quello del natale. La società di ritrova in questo periodo ad affrontare grandi spese per i “cenoni” e per i regali, passando in rasssegna negozi, prodotti, prezzi, cercando di fare la scelta migliore o, come dice Semprini, cercare la scelta meno gravante o meno peggiore.

Secondo le nostra visione, non è con il consumo sfrenato e inconsapevole che né ora, né in altri momenti, può migliorare la qualità della vita. Non sono i richiami al consumo dei politici o dei mercati i giusti indirizzi per un miglioramento del sistema. La realtà è che la creazione di una società di consumatori può solo che instaurare un processo delirante di produzione e consumo irresponsabile, che può portare, in un prossimo ma molto vicino futuro, a quegli ipotetici paesaggi irreali descritti da film usciti recentemente (The Day after tomorrow, wall-e, Esercito delle 12 scimmie). L’obiettivo di agire in questo contesto presuppone una tattica e dei mezzi che non allontanino o allarmino il nostro utente modello ma che, parallelamente alle marche, lo invitino a seguire una procedura classica di approccio di marketing, comunicandogli poi le vere intenzioni della nostra azione, instaurando un vero e proprio contatto e un’interazione con gli utenti.
Per questo ci affidiamo alle stesse tecniche che molte marche utilizzano oggi (guerrilla marketing, street marketing) per deviare inizialmente l’attenzione dell’utente dal vero obiettivo, invitarlo a seguire le nostre istruzioni, per poi farlo partecipe inconsapevolmente di un processo di sensibilizzazione. Il metodo esprime proprio la volontà di prendere quelle stesse tecniche e utilizzarle per generare conoscenza rispetto a quei mondi che omettono meccanismi e processi dannosi alla stessa società che altrimenti rimarrebbe inconsapevole.
Non stiamo proponendo delle alternative reali, non siamo presuntuosi o talmente esperti da poter ipotizzare delle alternative a determinate situazioni di spreco. Utilizziamo le nostre energie, le nostre conoscenze e le nostre idee per sottolineare dei problemi, metterli bene in vista e sensibilizzare le persone in modo anticonvenzionale e magari divertente, senza dover passare per forza per mezzi illegali o essere visti come un collettivo generale sovversivo, come ne esistono molti al giorno d’oggi.

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